“Il racconto di una ricerca” – Lo studio dei chirotteri nel Parco dei Monti Aurunci

Dopo cinque anni di ricerche nel Parco degli Aurunci sui “pipistrelli” è stata presentata dall’Associazione Cibele la pubblicazione che ne spiega i risultati e racconta come sono stati raggiunti.
Un libro per tutti, dai tecnici faunistici a chi non mastica l’argomento ma è solo incuriosito da questi strani animali.
Il libro contiene schede con dati e riscontri scientifici come pure momenti narrativi adatti anche ai più giovani.

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“Le ali. Sono certamente le ali la caratteristica che rende i Chirotteri uno dei gruppi sistematici più interessanti sulla Terra.
Il mondo del cielo è stato precluso a tutti i vertebrati superiori fuorché agli uccelli che lo dominano da sempre sia nel giorno, diventando icona di grazia e libertà, sia di notte diventandone i silenziosi custodi. Anche l’uomo stesso, padrone della Terra, ne prova invidia e ha sempre goff amente tentato di uguagliarne il volo.
I pipistrelli hanno infranto una regola e superato un confi ne, come Prometeo hanno rubato il fuoco agli dei e per questo, forse, hanno subito anch’essi un supplizio. Laddove gli uccelli trasmettono sensazioni positive alla gente, rallegrandola, i pipistrelli riescono solo a portare terrore.“Topi che volano” e altri appellativi vengono utilizzati nei loro confronti e in tutta la storia dell’umanità, salvo rare eccezioni, essi sono stati accomunati alla morte, alla stregoneria e al maligno.
Invece il loro modo di volare è raffi natissimo, silenzioso, preciso, diversificato e non meno specializzato di quello degli uccelli stessi. Esistono quasi un migliaio di specie diverse di Chirotteri e ognuna interpreta il volo diversamente: da quelli che compiono veloci picchiate sulle prede, come falchi, a quei piccoli pipistrelli tropicali che si nutrono del nettare dei fiori battendo le ali come dei colibrì.
Tutti quelli che appartengono al nostro gruppo di ricerca hanno senz’altro deciso di studiare questi piccoli volatori per il fascino e il mistero che esercitano,ma allo stesso tempo anche perché stando dalla loro parte ci si sente un po’ dalla parte dei più deboli.”