Progetto CAPACE – El Salvador

La seconda fase, svolta nel corso del 2012, si è articolata in due cicli di raccolta dati. La prima, ad opera dei soli tecnici di Cordes , con 15 giornate realizzate tra maggio e luglio 2012. L’ultima realizzata dal 15 ottobre al 2 novembre 2012 con la presenza del socio di Cibele e lo staff di Cordes.
La raccolta dati è stata realizzata attraverso l’osservazione sul campo (diretta ed indiretta) ed il coinvolgimento dei locali mediante questionari e schede di riconoscimento.
L’osservazione diretta è risultata essere una metodologia applicabile con buoni risultati per l’avifauna attraverso appostamenti da punti fissi e, con minor successo, nel caso degli anfibi e dei rettili attraverso la realizzazione di transetti. Con lo scopo di incrementare la possibilità di registrazione per gli Anfibi sono state realizzate ricerche specifiche e catture nei corpi d’acqua. Ricerca di colonie nelle grotte, identificate sulla base di informazioni locali, e catture con le reti sono state invece realizzate per la registrazione della presenza dei Chirotteri nell’area di studio.
Le osservazioni indirette sono state praticate attraverso il riconoscimento di orme ed escrementi, principalmente di mammiferi, ordine che in tutti i tipi di habitat è particolarmente difficile da avvistare, e attraverso registrazioni mirate di canti uccelli e anfibi.
Per il reperimento di informazioni presso gli abitanti locali, sono state realizzate interviste con richiesta di identificazione di una serie di immagini di specie locali e non.
La tipologia di dati raccolti ha permesso esclusivamente un’analisi qualitativa degli stessi, utile a fornire un’indicazione del valore rappresentato dall’area di studio per la biodiversità globale e nazionale.
A dispetto del degrado ambientale che compromette le condizioni del Cerro Eramòn, sono state individuate delle aree di grande interesse naturalistico e conservazionistico: si tratta delle zone umide situate alla base del Cerro Eramòn, ai margini della confluenza tra i due maggiori corsi d’acqua del paese.
In particolare, tali aree sono risultate ricche di specie ornitiche, stanziali e svernanti. Rispetto alla conservazione di queste ultime, data la posizione del paese nel “corridoio migratorio mesoamericano” e l’importanza dei corsi e dei bacini idrici sopracitati, l’area può rivestire una grande importanza strategica rispetto alle principali direttrici di migrazione.
L’avifauna oltre a rappresentare un valore intrinseco per la biodiversità locale, possiede caratteristiche (popolarità, contattabilità ecc.) che le conferiscono un importante ruolo didattico per le comunità locali: essa può essere alla base di un processo di sensibilizzazione più ampio che punti all’acquisizione di un ruolo attivo da parte degli abitanti stessi nella restaurazione e conservazione degli habitat naturali circostanti i centri abitati.
Ricordiamo inoltre l’importante registrazione di due specie di Anfibi minacciati: Ptychohyla salvadorensis , la raganella salvadoregna “in pericolo” e Dermophis mexicanus, il Tapalcua (un anfibio apode o gimniofone) “vulnerabile”, sia in base alle liste globali della IUCN che a quelle nazionali. Le aree umide alla base del Cerro rappresentano quindi, con tutta probabilità, una zona importante anche per la conservazione degli Anfibi, sebbene questa informazione vada supportata con un’ulteriore raccolta dati. Tale potenziale ruolo dell’area di studio, considerata la centralità degli anfibi per le strategie di conservazione globali, le conferirebbe un notevole valore in termini di salvaguardia della biodiversità.
Inoltre, l’aver riscontrato la presenza di predatori nell’area, sia mammiferi che uccelli, lascia ipotizzare una buona popolazione di prede, suggerendo la possibilità di un recupero in tempi medi dell’area, supportata anche dalla relativa vicinanza (ordine della decina di kilometri) di “macchie” di foresta ancora ben conservate: la cessazione della pratica degli incendi, del pascolo intensivo e dell’uso impattante di fertilizzanti, consentirebbe infatti un rapido recupero della vegetazione dell’area, che vedrebbe una ricolonizzazione da parte della fauna selvatica dalle aree circostanti.